Una risposta appropriata

La stampa ha ampiamente parlato di un articolo critico verso le linee di governo in Italia di un autorevole commentatore. Riportiamo la risposta di un giovane italiano, Alberto Aniasi, e, subito dopo l'articolo. Non è difficile rendersi conto della autorevole superficialità del  commentatore e della serietà della risposta. 

Gentile Sig. Barber,

Sono un ragazzo italiano di 23 anni e al momento abito a Londra per lavoro. Le scrivo riguardo al Suo recente articolo “Le riforme di Matteo Renzi sono un ponte costituzionale verso il nulla”.

Prima di tutto, mi lasci dire che sono completamente d’accordo con le argomentazioni generali del suo articolo: l’Italia ha bisogno di leggi migliori e, soprattutto, di leggi meglio applicate.

Lei ha scritto che l’Italia approva più leggi di Francia e Germania, ma io credo che avrebbe dovuto tenere in considerazione anche come queste leggi vengono approvate. L’iniziativa di legge, molto spesso, non proviene dal parlamento, che a livello giuridico è il depositario del mandato popolare, ma bensì dal governo.

In seguito, queste leggi vengono troppo spesso o approvate tramite voto di fiducia o, per semplificare, grazie a procedure particolari come il decreto legge o decreto legislativo (articoli 76 e 77 della Costituzione).

Tutte queste strade circumvengono il dibattito parlamentare, che a mia opinione garantisce una più ampia democrazia, se non anche leggi migliori. Se Lei considerasse solo le leggi approvate con la normale procedura parlamentare, sarebbe sorpreso dal numero esiguo di provvedimenti che vedono la luce (circa quattro ogni anno, se non vado errato).

Riguardo al ruolo del Senato, tendo ad essere in disaccordo con l’affermazione che la camera superiore non sia stata la causa dell’instabilità politica italiana. La legge elettorale in vigore prima del cosiddetto “Italicum” era scritta cosicché la Camera dei Deputati avesse un premio di maggioranza su base nazionale, mentre il Senato su base regionale. Si sarebbe potuto verificare il caso, dunque, in cui un governo avesse avuto la maggioranza in una camera ma non nell’altra.

Se Lei considera la recente storia politica italiana, troverà governi che dipendevano dal voto di un paio di senatori a vita (figura che la riforma vorrebbe abolire) e governi che sono caduti proprio per la mancanza di fiducia al Senato.

Questa riforma costituzionale, unita alla nuova legge elettorale, garantirebbe una solida maggioranza al partito vincitore delle lezioni, che sarebbe quindi meno incline a ricorrere a procedure per evitare il dibattito parlamentare. Evitare il cosidetto “ping-pong” permetterebbe di approvare leggi più velocemente tramite la normale procedura parlamentare.

In aggiunta, le leggi non sarebbero più il risultato di un’estenuante trattativa con partiti eletti con il 3% dei voti, ma sarebbero piuttosto l’espressione della coalizione di governo. Per farLe un esempio sulla riforma costituzionale stessa, le prime stesure ipotizzavano la completa abolizione del Senato, che fu poi abbandonata per accontentare le minoranze interne. A mio parere questo compromesso ha peggiorato l’intero provvedimento.

D’altra parte, la forte diminuzione dei poteri del Senato, non più chiamato a garantire la fiducia, aumenterà significativamente la probabilità di avere governi che restino in carica per tutto il mandato.

Tutto ciò oltre ad evitare un’inutile duplicazione di poteri.

Per concludere, anche io credo che questa non sia la miglior riforma possibile. Come ho accennato, alcune norme sarebbero potute essere più radicali, mentre altre avrebbero potuto avere un linguaggio tecnicamente migliore.

Tuttavia, nonostante questo, siamo chiamati a votare su questa riforma e dobbiamo giudicarla per quello che è. Come mi è stato insegnato all’università, le scelte politiche ed economiche si basano sul confronto con la situazione attuale. Ebbene, io ritengo che il sistema immaginato dalla riforma sia meglio di quello corrente. È in ogni caso un’opportunità di modernizzare le nostre istituzioni e di adattarci ad un mondo in cui il tempo è misurato in nanosecondi.

Si, potrei anche votare “no” e lasciare che il parlamento rediga una riforma differente e forse migliore. Tuttavia, la procedura costituzionale richiederebbe almeno altri due anni e io temo che l’Italia non possa permettersi di aspettare due anni per un provvedimento che, forse, sia leggermente migliore di quello a noi proprosto.

La Costituzione è la guida per la vita politica di un paese, e questa riforma è un’opportunità per l’Italia di dimostrarsi aperta al cambiamento, affermando di voler essere un moderno, efficiente e affidabile paese europeo.

Mi auguro davvero che i miei compatrioti non decidano di sprecare questa opportunità.

La ringrazio molto per il Suo tempo.

Distinti saluti,

Alberto Aniasi

 



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Mario Artali,
12 ott 2016, 14:06